venerdì 1 aprile 2016

STRAGE DI USTICA: SI FA STRADA UNA NUOVA IPOTESI



Una storia di bugie, depistaggi, morti misteriose ed inconfessabili verità. Il caso Ustica torna a far parlare di sé. E lo fa grazie alla proiezione di un film, in questi giorni in uscita nelle sale cinematografiche, che vede la luce dopo uno scrupoloso lavoro di indagine e di ricostruzione di 4 anni portato avanti dal regista Renzo Martinelli, non nuovo a questo tipo di opere. Basti pensare a “Vajont” o a “Piazza della Cinque Lune” in cui in passato si è occupato rispettivamente della tracimazione della diga che spazzò via in pochissimi minuti il paese di Longarone in Veneto, ed anche del caso Moro.
Stavolta è il disastro di Ustica a cadere nella lente di ingrandimento di Martinelli, con l’avanzamento di un’ipotesi che fino ad ora non è mai stata presa in dovuta considerazione: il DC-9 dell’Itavia è stato speronato da un aereo militare americano mentre quest’ultimo stava dando letteralmente la caccia ad un MIG libico, di ritorno dalla ex Jugoslavia, dopo un’operazione di rifornimento che all’epoca dei fatti si è poi scoperto essere di routine. Dopo la tesi subito scartata del cedimento strutturale di un aereo che in realtà, pur avendo diverse ore di volo alle spalle, era in condizioni perfette così come un’eventuale manovra azzardata del pilota, si sono fatte subito strada la presenza di una bomba a bordo e l’abbattimento a causa di un missile sganciato per sbaglio da un jet francese, anch’esso presente in quel tratto di mare fra Ponza e l’isola di Ustica, diventato per un paio di ore un vero e proprio teatro di battaglia che ha visto coinvolti, l’Aeronautica Militare la Francia e gli Stati Uniti.
Al posto sbagliato, al momento sbagliato un aereo civile: il DC-9 con a bordo 81 persone, che stava completando la tratta fra Bologna e Palermo nel pomeriggio del 27 giugno 1980.
Sullo sfondo, l’atteggiamento ambiguo dell’Italia che da un lato faceva (e purtroppo fa ancora) parte della NATO e che dunque doveva piegarsi sempre e comunque ai diktat provenienti oltreoceano da parte dei bulli guerrafondai a stelle e strisce. E dall’altro, invece, stava provando a tessere rapporti diplomatici e strategici sempre più stretti con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, fra cui la Libia di Gheddafi. Con il placet dei servizi segreti, infatti, gli aerei militari libici solcavano spesso e volentieri i nostri cieli, venendo dunque meno a quanto invece chiedeva l’Alleanza Atlantica.
Cosa che portò a far affermare a Giulio Andreotti come l’Italia avesse nel contempo una sposa americana ed un’amante libica: una metafora quanto mai indovinata che descrive in poche, ma eloquenti battute il classico atteggiamento di chi ha due piedi nella stessa scarpa! Un doppio gioco, anche a scapito della vita di persone che erano entrate senza volerlo e senza saperlo, in una una partita troppo più grande di loro!

A differenza de “Il Muro di Gomma” di Risi che aveva paventato l’ipotesi del missile che aveva abbattuto il DC-9, in “Ustica – Il film” si fa strada uno scenario totalmente diverso. Nel lavoro di Martinelli, innanzitutto, si fanno nomi e cognomi (nella fattispecie quello della NATO che ha impartito l'ordine di abbattere a tutti i costi il Mig libico perchè "intruso") e poi si analizza il ruolo del MIG libico, i cui resti furono ritrovati appena tre settimane dopo nelle montagne della Sila, in Calabria.
Anche se il medico che fece l’autopsia al pilota datò il decesso ad un periodo coincidente con quello del giorno in cui avvenne la tragedia. Salvo poi ritrattare tutto, probabilmente perché in ballo c’era qualcosa di assai grosso.
Sulle modalità con cui quello che era divenuta vera e propria preda da catturare e far sparire a tutti i costi, non è mai stata fatta sufficiente chiarezza. Le attenzioni degli inquirenti, si sono subito e quasi esclusivamente rivolte sul DC-9 i cui resti sono oggi esposti nel Museo della Memoria di Bologna. Tralasciando invece il MIG libico, che di cose da raccontare ne avrebbe avute davvero molte.
Così come tanto ci sarebbe da dire con il trascorrere degli anni sulle morti – molte delle quali avvenute in circostanze singolari, se non addirittura misteriose – di diversi personaggi che hanno avuto un ruolo non secondario in questa tragedia e che probabilmente avrebbero potuto dare una svolta decisiva alle indagini. Indagini che in quasi 36 anni non hanno mai fatto piena luce, tanto sul movente quanto sulle responsabilità e le omissioni che una non meglio precisata “ragion di stato” ha messo sul piatto della bilancia, ritenendo la morte di 81 povere persone un qualcosa che non meriti una spiegazione! Ed in questo caso, anche e soprattutto GIUSTIZIA, visto e considerato che stiamo ancora attendendo di sapere la VERITA’ su quanto accaduto in quei drammatici istanti in cui si stava combattendo, non ci stancheremo mai di ripeterlo, una vera e propria battaglia aerea nel cuore del Mediterraneo.

È l’atteggiamento arrogante e prevaricatore degli yankees a giocare un ruolo decisivo negli attimi immediatamente precedenti al compiersi della tragedia. Vengono allontanati sia i jet francesi “Mirage” che si erano alzati in volo da Solenzara in Corsica che gli F104 dell’Aeronautica Militare partiti dalla base di Poggio Ballone (Grosseto), per un ordine proveniente infatti direttamente dall’alto comando NATO (dunque, dagli americani) che intima loro di farsi da parte. E che nel mentre fa partire dalla base di Decimomannu due F5 Aggressor allo scopo di abbattere senza preavviso il MIG libico, nel frattempo diventato “bandit” ovvero un nemico da eliminare assolutamente.
Martinelli in particolare pone l’accento su una manovra a dir poco azzardata e spericolata del pilota di uno dei due F5 che non è passata inosservata all’addetto del centro radar di Marsala: infatti compie un’incredibile virata per sfuggire al controllo dei segnalatori, per mettersi sulla scia del MIG libico. Quest’ultimo – una volta fiutato il pericolo – si pone di nuovo di fianco al DC-9 dietro cui nascondersi, convinto che il jet americano non avrebbe mai sparato un missile per abbatterlo visto che era involontariamente coinvolto un aereo civile che intanto stava per iniziare la propria manovra di atterraggio all’aeroporto di Palermo – Punta Raisi.
Inizia il folle inseguimento da parte dell’F5, concentrato esclusivamente sul MIG allo scopo di colpirlo, fino alla collisione fatale con il DC-9, che è la tesi su cui è improntato il film. Tesi che spiegherebbe perché poi accanto ai resti ed ai corpi delle vittime emersi a galla del DC-9, sono stati ritrovati quelli dell'aereo militare statunitense: sediolino, casco ed alcuni rottami che naturalmente sono scomparsi nel nulla. Aggiungendo ulteriori interrogativi ad una vicenda che già di per se è assai ingarbugliata. Non a caso, quando scorrono i titoli di coda del film ci si chiede cosa ci facevano alcuni pezzi di uno degli F5 che aveva inseguito il MIG e che fine essi hanno fatto. Tornando ai fatti di quella tragica sera, una volta che il DC-9 è precipitato in mare perché colpito sulla carlinga dall’aereo militare americano, è facile capire poi come sia andata a finire l’assurda “caccia alla volpe” che ha avuto luogo nei cieli fra Sicilia e Calabria: missione portata a termine, con abbattimento del MIG libico che si è schiantato nelle montagne della Sila e di cui in questi anni poco o nulla, si è saputo.
Quello che appare francamente insopportabile in questa attendibile ricostruzione fatta dal regista Martinelli in un video postato sulla pagina Facebook dedicata al film, è la solita arroganza dispensata a piene mani dagli americani che si atteggiano a sceriffi, ovunque essi si trovano ed in qualsiasi circostanza in cui siano presenti.
Così come è ugualmente da biasimare la pavidità mostrata dal nostro governo che non ha mai alzato la voce, o quantomeno chiesto valide ed esaurienti spiegazioni, sull’atteggiamento di chi ha pensato di fare il padrone in casa altrui. Il tutto perché l’itaglia da circa 70 anni, nei fatti, è diventata un’autentica colonia statunitense e dunque se da Washington partono certi ordini, è naturale che ci si debba comportare come il più ammaestrato e scodinzolante dei cagnolini. Ieri come oggi, del resto!
C’è da giurarci che molte ferite mai completamente rimarginate saranno riaperte. Così come anche l’ostracismo che certi ambienti riserveranno ad un film destinato a far discutere ed a suscitare polemiche. Nei giorni scorsi infatti ha destato clamore, la decisione della giunta Pisapia che mal governa Milano di vietare la riproduzione del DC-9 nel centro cittadino, realizzata per annunciare l’uscita del film. Una decisione che ha fatto storcere non poco il naso allo stesso regista che ha sottolineato, non senza una giusta nota polemica, come “per la stessa identica area, a due passi dal Duomo, è stata concessa l’autorizzazione nel 2013 alla Europe Assistance Italia, del gruppo Generali, di allestire il sottomarino “L1-F3” con tanto di slogan “Tutto può succedere””.
Il disastro di Ustica continua ad essere avvolto nel mistero più fitto e – ne siamo certi – tanti ancora saranno i lati oscuri che ostacoleranno una vicenda, su cui la parola fine difficilmente sarà scritta.

Un mistero inconfessabile che ancora oggi fa paura e che getta delle ombre sull’affidabilità e la correttezza di quelle istituzioni che sarebbero chiamate ad amministrare il potere, in nome e per conto dei cittadini. E che invece, come abbiamo avuto modo di constatare anche e soprattutto in occasioni come queste, si sono sempre svendute in nome di interessi particolari ed a dir poco imbarazzanti.
Sono trascorsi anche qui quasi 40 anni, ma l’unico elemento che è ormai appare chiaro e lapalissiano è la ritrosia dei governi coinvolti quando si parla di una tragedia che – se chiarita – potrebbe mettere a repentaglio i rapporti fra Stati Uniti, Italia e Francia.

Francesco Montanino

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